All’ombra di Roque Nublo

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La montagna respira serena.

Il silenzio degli abeti è interrotto dal volo di qualche insetto.

Il vento raffredda leggero il sudore sulle guance e il cielo è di un azzurro fitto.

Riscopro il verde delle foglie e l’oro della polvere. E il blu sfocato dell’oceano in lontananza.

Il vuoto, sotto le mie suole, le ginocchia che tremano e l’affanno di chi ha paura di cadere.

Sole, dritto negli occhi, mentre la vita s’insinua tra i sentieri, strisciando tra le rocce.

E mi ricordo che nella campagna di nonno i fiori riposavano distratti come qui fan le viole.

E quella parte di me, bambina, che giocava a rincorrere le lucertole, non è riuscita né a crescere né ad abbandonarmi.

Resterà qui, già lo so, a ricordarmi che non sarà mai il tempo a disegnare i miei percorsi.

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Dicono che questo luogo sia magico.

Che da quassù si possa guardare tutta l’isola e anche qualche altra isola, più in là.

E che, se proprio lo si vuole, si possa guardare anche il proprio futuro.

Forse io non ne sono capace o, forse, non mi interessa.

Eppure, se dovessi chiedere un regalo per questo compleanno,

sarebbe quello di potermi svegliare tutti i giorni della mia vita

nel letto dove mi sono svegliata oggi, dopo una notte folle a sfidare il gelo delle saline,

salutare con calma il mio amato mare e

potermi concedere il lusso senza prezzo di potermi riposare all’ombra di

Roque Nublo, dopo aver conosciuto la pace dei suoi sentieri.

Aurora G.

Una risposta a All’ombra di Roque Nublo

  • Ho respirato l’immenso in una ventata di aria di iodio. Il sale bianco brucia gli occhi sotto il sole; quelle montagnòle coperte dalle tegole, ammasso di cristalli ricompattati e duri, staccati dal sudore di picconi e cappelli di paglia… Duro il mestiere del salinaro… duro come il sole che brucia nel luccichìo dei cristalli…
    Grazie per questa bellissima condivisione.
    Brigida

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