Il veliero

il veliero

C’è un grande veliero in mezzo al mare, con le vele addormentate. Il timone sembra stanco e il vento, sul ponte deserto, porta via quella patina di sale che viene da lontano e che lontano tornerà.
La sabbia ha riempito il cielo di una poltiglia gialla ma il mare risplende di milioni di lucciole liquide. Si alzerà scirocco, nei prossimi giorni, e potrò dormire in spiaggia. Ma oggi, con il cielo appannato e il sole grigio preferisco restare qui, protetta nel mio solito guscio di pietra, a osservare ciò che ancora non so.
Il veliero ondeggia, ancorato al fondale, cullato dalla mano di un Oceano in pace.
È felice, oggi, il mio mare: si stiracchia con dolcezza sulla battigia. La sua quiete impregna Playa Montana la Arena di sogni buoni.
Tra poco arriveranno i turisti e la spiaggia rimbalzerà di palline, musiche e strani odori, di quella parte di vita che non comprendo più. Mi mancheranno, allora, l’acqua gelida di febbraio, la mancanza di impronte sulla sabbia e il potermi abbandonare ai sogni senza preoccuparmi di alcun suono.

È un grande veliero, grande abbastanza per darmi il coraggio di raggiungerlo a nuoto, di curiosare tra l’odore del legno bagnato e quello del vento incastrato tra le sue vele.
Ma da quassù, da questa scogliera nella quale amo confondere i miei profili, quel grande veliero è solo una piccola macchia di colore scuro su un’infinita tela blu.
Come siamo piccoli anche nelle nostre grandi invenzioni.

Aurora G.

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